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IL Processo Sintol

 

Il processo produttivo per la realizzazione di carburanti BTZ consiste nel trattamento, mediante pirolisi catalitica anaerobica brevettata, di materia prima (materia plastica prima secondaria uni 10667/18) ottenuta dal riutilizzo di materie plastiche. Il processo si svolge all’interno di un impianto e non prevedrà fasi lavorative ulteriori (rispetto a quelle svolte all’interno dello stesso), pertanto senza rischi di compromissioni ambientali. Il materiale prodotto, olio combustibile BTZ, si identifica come alternativa al gasolio essendo conforme alle specifiche tecniche UNI 6579 sui combustibili da riscaldamento. Lo stesso sarà inoltre in grado di soddisfare i requisiti richiesti per essere inserito tra i biocarburanti di terza generazione, cosiddetti avanzati (decreto ministeriale dello sviluppo economico del 10/10/2014 gazzetta ufficiale del 27/10/2014 n. 280), di origine non vegetale. Ciò permetterà la salvaguardia di territori agricoli dedicati alle attività Food.

Il progetto imprenditoriale della SINTOL SRL, impresa start-up qualificabile come start-up innovativa ai sensi de Art. 25 del D.L. 179/2012, consiste nell'avvio dell'attività di produzione di carburanti sintetici di 2° generazione, nello specifico idrocarburi combustibili, attraverso un processo di trattamento di materie plastiche mediante tecnologia di pirolisi catalitica brevettata.
La materia prima utilizzata nel processo sarà costituita interamente da materia prima-seconda ottenuta dal riciclaggio di rifiuti plastici. Specificatamente verranno utilizzati residui plastici poliolefinici. Per tale motivo il prodotto ottenuto è classificato “biocarburante avanzato” ai sensi del decreto MISE 10/10/2014.

La pirolisi è un processo che consiste nel riscaldare in assenza di ossigeno un materiale contenuto in un adeguato reattore. A seguito del riscaldamento a circa 450 °C la plastica si decompone in vapori di idrocarburi condensabili in forma liquida.
I vapori vengono quindi avviati a una batteria di condensatori muniti di idonei circuiti di raffreddamento e scambiatori di calore. In tali condensatori, avviene la condensazione dei vapori in liquido e il liquido viene raccolto e stoccato in serbatoi.
Nel processo è impiegato un catalizzatore la cui funzione è quella di indirizzare la reazione verso i prodotti di maggior interesse quali appunto gli idrocarburi con caratteristiche affini a quelle dei gasoli tradizionali. 

La pirolisi è una reazione endotermica, cioè che richiede calore, è necessario quindi utilizzare del combustibile quale GPL o metano per iniziare il riscaldamento.  Tuttavia, una parte degli idrocarburi prodotti non è gasolio, bensì proprio GPL in forma gassosa, per cui il processo utilizza interamente questo stesso sottoprodotto per sopperire alle sue necessità energetiche.   Una torcia di emergenza consente la combustione controllata del GPL in caso di malfunzionamento, permettendo l’esercizio dell’impianto in sicurezza.

Schema Funzionale dell'impianto

 

Benché il processo sia semplice, l’ottenimento di un prodotto effettivamente utilizzabile richiede competenze tecnico ingegneristiche non banali. Ad esempio, la principale differenza del processo tecnologico adottato rispetto ai potenziali concorrenti sul mercato risiede innanzi tutto nell’uso di un catalizzatore che non viene perduto durante la lavorazione e un sistema di condensazione che riesce a separare le frazioni utili da quelle indesiderate.
Un secondo e più importante elemento di differenza è la riduzione delle fasi di lavorazione del prodotto: la tecnica di pirolisi catalitica disponibile sul mercato consente di ottenere un semilavorato particolarmente denso che per essere immesso sul mercato necessita di altre fasi di lavorazione tra cui la più importante è costituita dal riscaldamento ad adeguate temperature al fine di rendere il prodotto più liquido; oppure essere raffinato ulteriormente mediante ad esempio idrogenazione, cracking catalitico, etc... Inoltre, spesso tali prodotti non sono conformi alle specifiche tecniche dei gasoli, per cui la reale utilizzabilità è quantomeno dubbia. L’utilizzo della nuova tecnica permetterà invece di ottenere a fine processo un prodotto finito, potenzialmente idoneo per livello di densità e purezza ad essere utilizzato direttamente nei processi di produzione di energia termica.
Grazie all’impiego del catalizzatore e alla tipologia dell’impianto e delle sue componenti, il gasolio prodotto è conforme agli standard previsti per i gasoli da riscaldamento. Il primo sbocco commerciale è quindi quello dei gasoli uso riscaldamento.
A seguito dell’installazione della colonna di frazionamento, oggetto della richiesta del contributo, sarà possibile aumentare ulteriormente la qualità del gasolio prodotto rendendolo conforme alle specifiche dei gasoli da autotrazione. In tale caso sarà quindi possibile vendere il gasolio come “biocarburante avanzato”. La colonna di frazionamento è una componente impiantistica molto comune nelle raffinerie e nei petrolchimici. Consiste in una colonna al cui interno sono presenti dei piatti che consentono una distillazione frazionata delle componenti della miscela di idrocarburi. In tal modo quindi, è possibile ottenere quel grado di purezza del gasolio necessario al rispetto degli standard previsti. La colonna verrà integrata nell’impianto sostituendo la batteria di condensatori, ma non ne muterà l’assetto generale di funzionamento.

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Daniele Michelini

Ingegnere civile, segue da vicino la realizzazione degli impianti e, in futuro, la loro gestione.

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